“I disabili, le famiglie con persone diversamente abili, gli operatori socio-assistenziali e del Terzo Settore, i volontari che si sostituiscono con impegno e sacrificio ai servizi sociali di frontiera, a Roma, con la manifestazione nazionale davanti Palazzo Montecitorio, hanno fatto sentire la loro voce, la voce di diritti negati”. E’ quanto sostiene Vilma Mazzocco responsabile nazionale di ApI per il Mezzogiorno, sottolineando che “la cancellazione progressiva del Fondo per le politiche sociali e di quello per la non autosufficienza, decisa da un’odiosa manovra del Governo, farà perdere, dal 2012, ogni assistenza al 20% delle persone disabili al Nord, al 30% al Centro e al 50% al Sud. La situazione non è più toller abile e pertanto il sostegno di istituzioni, partiti, sindacati, associazioni alla mobilitazione nazionale per i diritti sociali e la riforma del welfare, promossa dal Forum terzo settore e dalle associazioni aderenti la campagna “I diritti alzano la voce”, deve continuare in tutte le sedi per rivendicare il pieno rispetto di diritti che da troppo tempo sono calpestati attraverso costanti tagli alle risorse destinate alle persone con disabilità ed ai loro genitori e familiari, una situazione che sta portando all’esasperazione milioni di famiglie. Alle Regioni, specie quelle meridionali – continua Mazzocco – spetta il compito di svolgere un’incalzante iniziativa perché si rimuova l’atteggiamento del Governo e almeno si restituisca alle stesse Regioni i fondi accantonati da Tremonti dopo la Finanziaria. Si tratta di oltre 50 mln di euro, soldi destinati alla spesa sociale, congelati in freezer, come se si potessero congelare dirit ti civili e il rispetto della dignità umana, in aggiunta ai tagli della legge di stabilità. E’ impensabile attuare qualsiasi progetto di integrazione dei disabili e anziani a livello sociale se si prevede di cancellare il Fondo per le Politiche Sociali, di tagliare al 75% il Fondo per il diritto al lavoro delle persone disabili (L.68/99) oltre che confermare i tagli per i docenti di sostegno nelle scuole dell’obbligo. L’Italia – evidenzia la dirigente nazionale di ApI – spendeva già poco per il sociale, in rapporto al PIL stanziava meno della Polonia, era al passo con la Bulgaria. Da alcuni anni, spende ancora di meno, procedendo allo smantellamento di un sistema pur minimo di protezione, e aggravando le condizioni di emarginazione e di povertà specie di settori e categorie sociali deboli delle regioni del Mezzogiorno”.